Tarassaco: raccolta, usi e curiosità

Il Tarassaco (Taraxacum officinale) deve il suo nome, probabilmente, all’arabo tarahsaqum, cioè erba amara, ma potrebbe derivare anche dal greco “tarasso” col significato di sanare, guarire in correlazione alle sue proprietà benefiche conosciute fin dall’antichità, mentre “officinale” è l’aggettivo comune anche ad altre piante che ne indica l’utilizzo medicinale.

Tra i nomi comuni più utilizzati ricordiamo Dente di leone, (nome però attribuito anche ad un’altra pianta: Leontodon hispidus, anch’essa commestibile) per i lobi delle foglie netti e appuntiti che ricordano appunto i denti del leone e Piscialetto per le sue rinomate proprietà diuretiche.

Appartiene alla famiglia delle Asteracee o Composite, una vasta famiglia di piante dicotiledoni che compare largamente nella nostra alimentazione perché ad essa appartiene la quasi totalità di piante che mangiamo, come indivia, radicchio, lattughe, catalogna, cicorie, cardi, carciofi, girasoli e topinambur, quasi tutti caratterizzati dalla particolarità di avere un sapore amaro, molto meno marcato nelle varietà coltivate rispetto alle specie selvatiche. Tutta la pianta è commestibile, con foglie, fusti e radici più amari rispetto ai fiori che, di solito, sono più dolci.

Un po’ di storia

La storia e l’utilizzo della pianta in Europa è relativamente recente; non sembra infatti che l’uso del Tarassaco fosse molto diffuso presso greci e latini. Fu solo a partire dal Medioevo, con la Teoria delle Segnature, che, in virtù del colore giallo del fiore paragonabile a quello della bile, si iniziò ad usare come rimedio depurativo per il fegato.

Nel 1546 il naturalista Bock attribuì al Tarassaco potere diuretico, mentre un farmacista tedesco del XVI riconobbe alla pianta virtù vulnerarie.

L’antica Medicina Cinese aveva scoperto il tarassaco da millenni e lo prescriveva per trattare numerosi disturbi (raffreddore, bronchite, polmonite, epatite, ulcere, sovrappeso) e come cura di bellezza, per rendere luminosa la pelle e limpidi gli occhi.

I medici indiani lo consigliavano per la cura di ulcere, epatiti, problemi dentari e lesioni interne. La Medicina Araba del X secolo fu la prima a riconoscerne le proprietà diuretiche.

Caratteri morfologici del tarassaco

É una pianta erbacea perenne, glabra o leggermente pubescente (munita di peli), alta 15 – 30 cm, con lunga radice fittonante.

Le foglie, di colore verde scuro brillante, tutte basali, sono riunite in dense rosette appressate al suolo. La lamina fogliare, oblungo-lanceolata, è variamente dentato-lobata o roncinato-seghettata.

I capolini larghi circa 2,5 – 4 cm, sono generalmente solitari alla sommità di scapi fiorali cavi, eretti o ascendenti. Ogni capolino è circondato da squame involucrali verde chiaro, glabre, lineari-acuminate,solitamente ripiegate verso il basso.

I fiori, di colore giallo intenso, sono tutti ligulati, talvolta striati di porpora sulla parte esterna

Il frutto è un achenio bislungo, rostrato, grigio-biancastro o bruno-olivaceo, sormontato da un pappo di setole bianche. Il periodo di maggiore fioritura è da marzo ad agosto, ma si può trovare in fiore quasi tutto l’anno.

dente di leone

Habitat o luoghi dove cresce il tarassaco

Ovunque! Che voi vi troviate in piena campagna o in centro a Milano, vi stupirà vederlo spuntare ad ogni angolo del marciapiedi! Lo si può incontrare nei prati fertili, lungo le sponde di fossati e torrenti, negli incolti ma anche vicino alle siepi, nei parchi cittadini, ai margini di strade, negli orti e nei coltivi, e in città (aree comunque fortemente antropizzate) dal piano a 1700 m di altitudine.

Diffusione e periodo di raccolta del tarassaco

Diffusa in gran parte dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa settentrionale e del Nordamerica, in Italia la specie è molto comune in tutto il territorio. Si può trovare tutto l’anno in Italia, visto che l’inizio della germinazione del tarassaco si ha intorno ai 16 – 18 °C mentre la temperatura ottimale per la sua vegetazione deve essere tipicamente mite nei climi mediterranei estivi che caratterizzano la penisola; quindi, per germogliare e crescere al meglio, il tarassaco ha bisogno di temperature costanti. Ama in particolare le temperature calde tipiche della primavera e dell’estate, dai 25 gradi in poi.

Costituenti

Il tarassaco contiene flavonoidi, acidi fenolici (per esempio acido caffeico, cicorico), una resina che contiene sostanze amare (tarassicina, presente prevalentemente nelle foglie) e lattoni sesquiterpenici (per esempio germacranolide).

Ricco di vitamina A, C, E, K e minerali come rame, fosforo, potassio, ferro, calcio, sodio e magnesio è ormai risaputo il suo effetto benefico per chi soffre di diabete, andando a ridurre la glicemia. Consumare tarassaco stimola la produzione di bile e aiuta i processi digestivi.

tarassaco Taraxacum officinale

Proprietà del tarassaco

DEPURATIVE: tutta la pianta, ma soprattutto la radice (raccolta in primavera quando è più ricca di lattice, resina e tarassicerina, e ha quindi maggior potere terapeutico; a metà estate quando abbonda in principi amari; o in autunno quando la radice è più amara che in primavera, per il maggior contenuto di inulina e di sostanze amare, tarassacina e altri principi attivi) ha proprietà depurative in quanto attiva pelle, fegato e reni, che si occupano della trasformazione ed eliminazione delle tossine. Questa attività è data dalla presenza di vitamine, minerali e principi amari come il tarasserolo e la tarassacina.

DIURETICHE: di tali proprietà sono responsabili i flavonoidi e in parte i sali di potassio, che stimolano la diuresi favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso. La sua assunzione è perciò indicata in caso di lievi infiammazioni del tratto urinario, come adiuvante nei disturbi urinari minori

Inoltre nel tarassaco i principi attivi amari, le fibre, gli enzimi e l’inulina svolgono azione aperitiva, digestiva, carminativa (limitano la formazione e soprattutto il ristagno di gas a livello gastro-intestinale) e blandamente lassativa.

Uso in cucina

Si consumano le foglie tenere, crude in insalata oppure lessate e condite a piacere, ideali nelle cure primaverili depurative.

I capolini in boccio possono essere conservati sotto sale o aceto e utilizzati alla stregua dei capperi.

I fiori coloreranno le vostre insalate, antipasti o come decorazioni in altre pietanze. Con una grande quantità di fiori uniti allo zucchero (o un altro dolcificante a vostra scelta) si può preparare uno sciroppo che può sostituire in modo eccezionale il miele (noto anche come finto miele di tarassaco).

Le radici tostate e macinate si utilizzano come surrogato del caffè, ma vi sconsiglio di sradicarla in quanto potete prendere le stesse sostanze benefiche dalle foglie senza provocare la morte della pianta.

La Capra Selvatica dice…

Ci sono circa oltre 250 specie conosciute di tarassaco, tutte commestibili senza specie simili tossiche. Potete trovarlo davvero ovunque! Eccezionale per chi ama il sapore amaro, ma a chi non fa impazzire ci sono un paio di trucchetti per “mascherarlo” ma beneficiare comunque delle sue proprietà:

  • frullarlo con della frutta dolce
  • frullarlo con noci, semi (di girasole e di zucca ad esempio), olio vegetale (dal sapore neutro), aiuta a ridurre l’amaro. Io di solito lo bruco crudo in misticanze, ma lo mischio con altre erbette più dolci, proprio perchè non sono un grande amante del sapore amaro.

Vi do un ulteriore consiglio per identificare il tarassaco senza sbagliare, caprette: il tarassaco ha molti simili, anche se lo scapo fiorale unico che porta un unico capolino giallo è tipico del tarassaco, tale capolino giallo è presente anche in altre piante della stessa famiglia, che però hanno uno scapo fiorale ramificato con più capolini.

Ma c’è un trucchetto in più che confermerà la vostra identificazione, che ho letto nel libro “Wild Edibles” di Sergei Boutenko , dove si dice di far scorrere le dita lungo la nervatura centrale sulla parte inferiore della foglia. Se è completamente liscia, avrai trovato un tarassaco! Infatti, specie simili al tarassaco hanno una nervatura principale simile ma sarà pelosa o spinosa al tatto!

Quindi ripetiamo, il tarassaco ha:

  • scapo fiorale unico con un unico capolino giallo;
  • nervatura centrale sulla parte inferiore della foglia completamente liscia.
soffione giallo

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