Cosa sono i funghi e come si classificano

La risposta che mediamente ci si può aspettare suona più o meno così: i funghi sono formati da un gambo e un cappello, a volte un anello. Hanno forme curiose e crescono velocemente (come funghi!), tra aghi di pino, nel bosco. Alcuni sono commestibili, da altri meglio stare alla larga. Solo uno, invece, popola l’immaginario collettivo, nella sua veste rossa e bianca, come “IL” fungo per eccellenza e non a caso spunta ovunque nelle illustrazioni dei libri di fiabe, nelle animazioni, nelle decorazioni per la casa…

Come accennato però nel precedente articolo sui 5 motivi per coltivare funghi, questi organismi sono molto di più ed è importante, oltre che interessante, approfondire come sono fatti, come si possono classificare e come si riproducono i funghi, per avere una risposta corretta ed esaustiva.

Questo ci permetterà anche di capire meglio, in seguito, come coltivarli ed utilizzarli nel modo giusto.

Come sono fatti i funghi

Le due principali caratteristiche che accomunano tutti i funghi sono:

  • l’assenza di movimento, come nelle piante;
  • la nutrizione eterotrofa, ovvero devono trovare all’esterno il nutrimento, al contrario delle piante che sono autotrofe che lo producono da sé grazie alla fotosintesi;
  • l’assenza di tessuti differenziati, perché i funghi sono composti da cellule fungine sempre uguali, solamente organizzate in modo diverso per il corpo fruttifero o per il micelio, la parte vegetativa del fungo.

A proposito di corpo fruttifero, solo alcuni funghi lo formano ed è la struttura attraverso la quale avviene la riproduzione sessuata, l’equivalente, insomma, del frutto per la pianta, i cui semi sono le spore. Le spore si formano nell’imenoforo, la parte fertile del fungo che può avere l’aspetto di lamelle o di spugna (come nei porcini) alla base del cappello, o ricoprire la superficie esterna come per le spugnole. Quando le spore vengono sparse dal vento o dall’attività degli animali o dell’uomo, se cadono su un substrato idoneo, in condizioni ottimali di umidità e temperatura, germinano formando una rete di sottilissimi filamenti, le ife, che continuano ad espandersi, diffondendosi nel substrato e creando il micelio. Il micelio non “muore” come il corpo fruttifero, ma può durare anche per molti anni, se ha di che nutrirsi, e produrre ciclicamente altri corpi fruttiferi.

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Come si classificano i funghi

I funghi si classificano principalmente a seconda del Phyla di appartenenza e in base al modo in cui si nutrono.

Esistono diversi Phyla, ma quasi tutti i funghi più conosciuti appartengono o ai Basidiomiceti o agli Ascomiceti, la cui principale differenza sta nel modo in cui producono ed “espellono” le spore. Anche il Phyla dei Glomeromiceti è interessante, poiché a questi appartengono le endomicorrize che esploreremo più avanti.

Funghi diversi si nutrono in modi diversi ed è proprio in base a queste differenze che i funghi si possono classificare in tre principali categorie: saprotrofi, parassiti e simbionti. Le varie specie sono distribuite piuttosto equamente tra le tre categorie, ma fattori come i cambiamenti ambientali e climatici o la deforestazione ne influenzano la presenza, causando, ad esempio, un aumento di saprotrofi e un declino di funghi micorrizici.

cosa sono i funghi

Funghi saprotrofi (o saprofiti)

I funghi saprotrofi sono i decompositori, gli apripista. Formano il primo “cibo” della catena alimentare a partire da piante morte, insetti e altri animali, permettendo così la proliferazione di intere comunità di altri organismi. Buona parte dei funghi medicinali o edibili sono decompositori di lignina e contribuiscono a questo processo. Se cade materia organica dagli alberi, i decompositori che ci vivono sotto, nel terreno, competono tra di loro per essere i primi a trarre vantaggio dal nuovo nutrimento disponibile. Uno stesso habitat è infatti popolato da svariate reti fungine di specie diverse. I funghi saprotrofi esudano enzimi (diversi a seconda della specie) e acidi che scompongono le molecole complesse in molecole semplici e all’occorrenza le riassemblano in mattoncini (polisaccaridi) che servono a costruire le pareti cellulari. Dalle piante morte i funghi riciclano carbonio, idrogeno, nitrogeno, fosforo e minerali, trasformandoli in nutrienti per piante vive, insetti e altri organismi.

I funghi decompositori a loro volta di suddividono in tre gruppi principali: saprotrofi primari, secondari e terziari. Tutti possono coesistere nello stesso habitat e tra questi i più facili da coltivare sono i primari, come i Pleurotus.

Saprotrofi primari

I saprotrofi primari sono i primi ad arrivare al materiale organico, che sia un rametto, un tronco, un insetto morto, ecc.… e proprio per questo motivo, il loro micelio ha la caratteristica di espandersi molto rapidamente e in maniera piuttosto aggressiva. Tra questi i più conosciuti sono i Pleurotus, gli Shiitake, i Maitake.

Saprotrofi secondari

Arrivano subito dopo i primari. Lavorano assieme agli actinomiceti, ad altri batteri e funghi, inclusi i lieviti, nel suolo delle foreste così come nelle pile di compost… Una volta che i microorganismi (in particolare gli actinomiceti) completano il loro ciclo vitale, la temperatura scende permettendo l’attività dei decompositori secondari.

È stata la conoscenza di questo ciclo ad aver permesso di sviluppare la coltivazione di champignon (Agaricus bisporus) e di altri saprotrofi secondari come il Coprinus comatus.

Ci sono anche funghi che hanno un comportamento ibrido come la Stropharia rugoso annulata, che prima digerisce il materiale fresco come i primari e poi sfrutta le complesse comunità di microbi per continuare a crescere e fruttificare.

Saprotrofi terziari

I confini tra i sottogruppi sono spesso fumosi, ma i saprotrofi terziari includono generalmente i funghi che compaiono alla fine del ciclo di decomposizione della materia e che quindi si sviluppano al meglio negli habitat già preparati dai primari e dai secondari. Tra questi troviamo le Conocybe, le Agrocybe, le Mycena, i Pluteus e altre specie di Agaricus e tutti hanno bisogno di ambienti molto complessi a livello microbico per crescere rendendoli più difficili da coltivare.

Funghi parassiti

Sono visti come la condanna delle foreste, ma in realtà potrebbero essere la loro salvezza…

I funghi parassiti vivono come predatori a discapito della salute di chi li “ospita”. La maggior parte dei funghi parassiti sono microscopici, ma riescono comunque a infliggere ingenti danni alla pianta. C’è da dire che i soggetti attaccati sono già piuttosto debilitati ed in questo senso la presenza di funghi parassiti è spesso anche il sintomo di un ecosistema squilibrato o inquinato. Se un tempo si pensava che avessero solo un impatto negativo, ci si è poi accorti che con la loro attività, permettono ad altri organismi di vivere. Sembra incredibile, ma un albero che sta marcendo ospita e favorisce maggiore biodiversità rispetto ad un albero sano! I funghi parassiti sono i regolatori delle foreste grazie al lavoro di selezione delle piante più forti e ristabiliscono un equilibrio in un ambiente che sarebbe stato altrimenti troppo debole o stressato per sopravvivere.

Tra i funghi parassiti che sono edibili troviamo l’Armillaria mellea e var. ostoyae.

Anche il fungo più grande del mondo è un’Armillaria (var. ostoyae) che si trova in Oregon: copre una superficie di quasi 1000 ettari e ha più di 2200 anni.

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Funghi simbionti

Tra i funghi simbionti troviamo i funghi micorrizici (da mico = fungo e rhiza = radice) e gli endofiti. Sono i funghi che entrano in relazione con le piante. Tra i micorrizici troviamo i Boleti, i Matsutake e i Cantarellus. Un’ulteriore distinzione si può fare tra le specie che creano un involucro attorno alle radici delle piante, le ectomicorrize, e quelle che invece penetrano le pareti cellulari all’interno delle radici, dette endomicorrize. Le ectomicorrize sono in genere i simbionti delle foreste poiché si legano a piante ad alto fusto, mentre le seconde sono simbionti di piante annuali, tipo le orticole. In ogni caso, sia la pianta che il fungo traggono vantaggio dalla relazione. Il micelio dei funghi micorrizici, espandendosi ben oltre le radici della pianta, riesce ad apportarle nutrienti, come fosforo, rame, zinco, sostanze azotate e acqua altrimenti irraggiungibili e la pianta cresce più forte e sana. I funghi in cambio hanno accesso agli zuccheri che le piante producono attraverso la fotosintesi.

Le micorrize riescono a trasportare nutrienti anche tra alberi diversi: una singola specie di fungo può connettere chilometri di foresta! Non si occupano però solo di trasporto, ma anche di diagnosi, essendo in grado di dislocare i nutrienti a seconda della pianta che ne ha più bisogno, come ad esempio gli alberelli più giovani.

Questa meravigliosa interdipendenza implica però anche una maggiore difficoltà nella coltivazione dei funghi micorrizici, infatti, se anche la “connessione” avviene con successo, possono passare diversi anni prima che un fungo si formi. La sfida è quindi quella di creare ambienti sempre più favorevoli alla loro crescita, possibilmente scegliendo specie locali, nella consapevolezza che il risultato non è però sempre garantito. Un esempio classico è il tartufo, che a volte pur essendo stato trapiantato in luoghi selezionati perché adatti sotto tutti i punti di vista, non attecchisce.

Gli endofiti sono invece gli autori dell’altro tipo di simbiosi che avviene tra funghi e piante. A differenza delle micorrize, lavorano sulla parte aerea della pianta (foglie, corteccia, rami, …) aiutandola a difendersi da siccità, attacchi di parassiti, ecc.… e in cambio chiedono i tanto amati zuccheri e la precedenza sulle foglie (per decomporle) quando queste saranno ormai cadute a terra. La ricerca si sta concentrando molto sugli endofiti proprio perché il futuro dell’agricoltura biologica e olistica non può che passare da loro.

Altre specie mutualistiche

Quando due o più organismi lavorano assieme per mutuo beneficio si creano altri tipi di relazioni, come quelle tra insetti e funghi, dove i primi usano i secondi come incubatrici per le loro larve.  Le formiche tagliafoglie addirittura si “coltivano” il micelio della Lepiota perché è il luogo adatto alla proliferazione del batterio che produce l’antibiotico contro un parassita per loro letale. Come se non bastasse, il micelio della Lepiota funge anche da alimento di svezzamento per le larve, un esempio di interdipendenza davvero affascinante!

micelio cuore fungo

Come si riproducono i funghi

La riproduzione dei funghi può essere sessuata o asessuata.

Se sessuata, avviene attraverso le spore: basidiospore nei basidiomiceti e ascospore negli ascomiceti. Come abbiamo visto in precedenza, le spore devono trovarsi innanzitutto in un ambiente idoneo, dove germinano producendo un micelio primario. Nel momento in cui questo micelio primario ne incontra un altro di sesso diverso (N.B: i funghi possono avere anche 40000 sessi, es. nello Schyzophyllum commune) produce un micelio secondario che è quello che poi si svilupperà fino a produrre il corpo fruttifero finale.

La riproduzione asessuata avviene invece senza l’intervento dei gameti e serve per la diffusione veloce della specie nell’ambiente. Anche qui esistono varie modalità, tra cui la propagazione vegetativa che è quella utilizzata nella coltivazione dei funghi: il micelio viene frammentato e messo in contatto con un nuovo substrato su cui attecchisce, formando così una vera e propria clonazione.

La riproduzione tra due partner sessualmente compatibili è la modalità più comune, ma non la regola. Non tutti i basidiomiceti sono “monogami” o in grado di produrre copri fruttiferi. Occasionalmente un micelio già “accoppiato” ne inviterà un altro per formare una triade molto più resistente. Anche due paia di ife possono fondersi per produrre relazioni più numerose, con ciascun nucleo che apporta la sua conoscenza genetica e un conseguente miglioramento della salute del fungo. Se la fusione avviene tra partner che sono compatibili ma non fertili, questi possono comunque vivere assieme a tempo indefinito, in salute. Non riversano la loro energia nella riproduzione, ma la investono completamente nel lavoro di decomposizione, simbiosi o parassitismo. Infine, alcune relazioni durano per lunghissimo tempo, mentre altre sono più instabili ed effimere. Insomma, a ben guardare, i parallelismi con la varietà delle relazioni umane sono davvero tanti!

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