Come coltivare il ribes

Tra i frutti di bosco più pregiati e in minor misura coltivati in Italia si annovera il “ribes”, diffuso spontaneamente in zone montuose e boschive dell’Emisfero boreale, dal nord Africa al nord Europa.

Oltre a beneficiare delle qualità nutraceutiche delle sue bacche, la coltivazione del ribes richiede poche e semplici pratiche colturali, che ci permetteranno di godere del fascino della sua vegetazione in qualità di pianta ornamentale, nel nostro giardino come nei nostri terrazzi, dove può essere coltivata in vaso.

Artigiani e artisti sono stati ispirati dalla delicatezza dei suoi frutti per la realizzazione di gioielli a grappolo, orecchini e collane, che tutt’oggi ritroviamo in qualsiasi gioielleria.

Del resto, le proprietà del ribes sono riconosciute sin dal Medioevo. Nel 1583 Baldassarre Pisanelli dedica una pagina del suo “trattato di medicina” proprio al ribes, evocandone il suo potere curativo contro la peste.

Descrizione botanica della pianta

Ribes è l’unico genere appartenente alla famiglia delle Saxifragaceae ma comprende circa 150 specie, poche delle quali vengono utilizzate ai fini della coltivazione.

Si tratta di un arbusto perenne cespuglioso di altezza variabile tra 1 e 3 m a seconda della specie, costituito da ramificazioni a portamento assurgente, espanso o ricadente.

Le foglie sono palmate a 3-5 lobi, a margini seghettati, glabre o pelose nella pagina inferiore e crescono su rami secondari.

I fiori sono riuniti in grappoli pendenti che sbocciano in primavera. Sono generalmente autofertili, formati da 5 lunghi sepali e altrettanti petali di colore verde-biancastro o brunastro, e spesso presentano una punteggiatura rossa non troppo appariscente.

I frutti sono delle bacche derivate dallo sviluppo di ovario e ricettacolo, per questo definiti “falsi frutti”. I tratti distintivi di ogni varietà vanno ricercati in:

  • colore (dal nero-viola scuro al rosso, al rosa e dal giallo al biancastro);
  • lunghezza del grappolo (corti in ribes nero);
  • forma (sferica o globosa);
  • aspetto della buccia (translucida o opaca).

Quale varietà scegliere?

Esistono molte varietà di ribes da poter coltivare, principalmente suddivise in:

  • Ribes nero (Ribes nigrum L.) dal quale si ottiene il liquore “Crème de cassis” tipico della Borgogna;
  • Ribes rosso (Ribes rubrum, R. vulgare Jancz., R. multiflorum Kit., R. petraeum Wulf) ottimo per il consumo fresco o per la preparazione di marmellate;
  • Ribes bianco meno comune e utilizzato principalmente per il consumo fresco e a scopi decorativi.

Condizioni climatiche e pedologiche ideali

Clima

Il ribes adorna spontaneamente i sottoboschi umidi e freschi dell’Italia settentrionale ma vanta oltremodo di un marcato adattamento alle caratteristiche climatiche, resistendo fino a 1200 metri di altitudine.

È necessario favorire un accumulo di ore in freddo durante la stagione invernale che stimola l’induzione a fiore nonché la fruttificazione delle bacche. È una pianta che tollera l’esposizione diretta al sole, che ne determina un anticipo di maturazione dei frutti, ma anche zone in prevalenza ombreggiate.

Terreno

Il ribes predilige terreni soffici e ben drenati che mantengano un’umidità diffusa e con una reazione leggermente acida, con un pH compreso tra 6 e 6.5.

Alla base di una buona preparazione del substrato risiede l’utilizzo di torba acida da miscelare al terreno e l’arricchimento del substrato con materia organica, che sia humus, letame o compost autoprodotto.

Un trucco per avere frutti di migliore qualità è quello di garantire un giusto apporto di potassio, utilizzando ad esempio le bucce di banane tritate e miscelate al substrato.

Avvicendamento colturale

È consigliabile evitare di piantare la pianta dove precedentemente sono stati ospitati altri ribes, uva spina, lamponi per lungo tempo.

Osservando il nostro giardino possiamo individuare i luoghi ideali per la messa a dimora del ribes. Ad esempio, le zone in cui muschio ed equiseto crescono in abbondanza sono segno di un aumento dell’acidità del suolo che potrebbe interferire con l’assorbimento di nutrienti.

È preferibile scegliere aree in cui sono stati coltivate leguminose, cereali, ortaggi o fiori per una corretta rotazione colturale.

Coltivazione in vaso

Per chi non dispone di un giardino esterno ma non vuole rinunciare alla coltivazione del ribes, è possibile allevare la pianta di ribes anche in vaso con maggiori accortezze riguardo le annaffiature frequenti e il rischio di scottature estive e gelate invernali.

Quando il microclima non è favorevole per le piante di sottobosco queste tendono a rispondere negativamente allo stress.

Per evitare scottature si può collocare la pianta di ribes in una posizione di ombra parziale.

Qualora godessimo di un balcone pienamente esposto al sole, può essere utile pacciamare al meglio alla base della pianta e non dimenticare di mantenere umido il substrato.

come coltivare il ribes

Periodo e modalità d’impianto

Il periodo di impianto del ribes dipende dalle soluzioni che la natura ci offre per la riproduzione della pianta, per cui si può ricorrere a:

  • Semina: da effettuare in vasetti.
  • Trapianto: è possibile acquistare in vivaio le piantine a radice nuda o in pane di terra, da trapiantare in primavera o estate ricorrendo ad innaffiature per ridurre lo stress da trapianto e favorire l’attecchimento della piantina.
  • Talea: è il metodo più semplice e diffuso. In autunno vengono prelevate le talee e messe a dimora in vaso o precedentemente fatte radicare in sola acqua e poi impiantate.

Il periodo migliore per la propagazione per talea del ribes va dall’inizio dell’autunno e dura per tutto l’inverno, in quanto la pianta concentra le sue forze per la formazione del sistema radicale. Nella primavera successiva la piantina crescerà attivamente, generando buoni germogli.

ATTENZIONE!!! In base all’andamento climatico stagionale si può assistere a inverni precoci, che determineranno la morte delle piantine se non ben riparate dal freddo, o estati prolungate, che possono anticipare l’attività vegetativa a discapito dell’ancoraggio radicale.

Sesti d’impianto e forma di allevamento

Il sesto d’impianto dovrà essere scelto in base ai nostri obiettivi (produttivi o ornamentali) e allo spazio a nostra disposizione.

Nel primo caso, le forme maggiormente utilizzate sono:

  • Cespuglio: senza sostegni e con una distanza di 2,5 m tra le file e 1,5 m sulla fila.
  • Controspalliera: sostenuta da due fili di acciaio (a 40 e 150 cm) portati da pali in legno ogni 5 metri, con una distanza di 2 m tra le file e 1 m sulla fila.

Nel caso in cui si volesse ottenere una siepe continua ornamentale è possibile ravvicinare la distanza sulla fila che, ricordiamo, si spoglierà della vegetazione durante il periodo invernale.

Pacciamatura

È buona pratica effettuare un’intensa pacciamatura, applicando uno spessore di 5-10 cm di materiali organici come paglia, foglie, erba da sfalcio, corteccia di aghifoglie o ancor meglio aghi di pino che contribuiscono alla, seppur lenta, acidificazione del terreno.

Per proteggere l’apparato ipogeo della pianta, un consistente strato pacciamante va applicato dopo la potatura autunnale e all’impianto delle talee messe a dimora.

Irrigazione

Questa è strettamente dipendente dalle caratteristiche dell’albergatore per eccellenza delle piante, il terreno, e dalle condizioni climatiche. In linea generale, bisogna evitare ristagni idrici e mantenere sempre umido il terreno.

Per migliorare la distribuzione dell’acqua ed evitare di disturbare la struttura del terreno può essere utile creare un irrigatore artigianale a lento rilascio, il quale non è altro che la pratica consolidata della bottiglia di plastica capovolta, con tappo forato, privata della base e inserita nel substrato.

Potatura

Per assicurarsi una consistente raccolta, nonché per apprezzare la sua bellezza decorativa, la potatura risulta fondamentale e alla portata di tutti grazie alla semplicità di esecuzione.

Quando potare? Questa pratica può essere effettuata dalla tarda estate fino alla fine dell’inverno.

Che abbiate scelto una forma a spalliera o una cespugliosa le regole sono sempre le stesse.

Potatura di allevamento

  1. Eliminare i polloni in soprannumero nell’estate del primo anno.
  2. Cimare le ramificazioni destinate alla produzione negli anni successivi.

Da questi rametti si avranno nell’anno seguente i brindilli (germogli di un anno che si formano su rami di due o più anni) che daranno i frutti migliori.

Potatura di produzione

  1. Asportare 3-4 branche più vecchie e lasciare lo stesso numero di polloni per sostituirle.
  2. Eliminare i rami o le branche esili, secche e centrali per permettere una migliore penetrazione della luce all’interno del cespuglio.
ribes rosso

Patologie fungine: prevenzione e difesa

Le principali patologie legate alla presenza di ospiti fungini sono:

Muffa grigia e disseccamento dei rametti (Botrytis cinerea)

i sintomi primaverili si manifestano con l’arresto dello sviluppo delle gemme mentre in estate le foglie dapprima appaiono clorotiche e poi seccano, e i frutti raggrinziscono e cascolano. Non esistono “rimedi” ma una corretta prevenzione: favorire l’areazione del cespuglio attraverso una corretta potatura ed esposizione ai venti e applicare del rame in fase di pre-fioritura e post-allegagione. Bisogna evitare di applicare rame in presenza di fiori in quanto potrebbero essere danneggiati.

Cuore nero o verticillosi (Verticillium spp.)

maggiormente presente in estate durante la maturazione e ingrossamento del grappolo. I sintomi si manifestano con l’appassimento della branca che, tagliata longitudinalmente, presenta macchie di colore bruno-rossastro a livello dello xilema. In via preventiva risulta utile evitare ristagni idrici, mentre in presenza del patogeno è necessario asportare le piante infette ed evitare di reimpiantare ribes, lamponi o more.

Oidio o mal bianco (Sphaerotheca mors-uvae)

facilmente riconoscibile dalla produzione di micelio biancastro sulle foglie. Per combattere la sua presenza, senza dover ricorrere a rimedi tossici per l’uomo, è possibile preparare una miscela di acqua e bicarbonato di potassio (10-15g in 1L di acqua) da irrorare sulla vegetazione anche in maniera preventiva.

Insetti dannosi e rimedi naturali

Gli insetti chiave che possono infestare il ribes sono:

la Sesia del ribes (Synanthedon tipuliformis)

si tratta di un lepidottero che, da aprile a maggio, nel suo stadio larvale scava delle gallerie nel midollo centrale, riducendo l’assorbimento dei nutrienti o portando al disseccamento del ramo. Per evitare la deposizione di uova da parte degli individui adulti può essere utile allestire delle trappole attrattive fai da te (90% sidro dolce – 5% sciroppo di ribes – 5% di aceto di mele) da posizionare ogni 15-20 metri.

Cocciniglia cotonosa (Pulvinaria ribesiae)

questi coccidi sono in grado di produrre abbondante melata grazie alla suzione della linfa elaborata e infestano rapidamente l’intera pianta a causa delle abbondanti ovideposizioni (300-400 uova). In presenza dei primi individui è opportuno rimuoverli con sola acqua da irrorare quasi a doccetta e lasciare asciugare. Il giorno dopo si può intervenire nebulizzando olio bianco sulla vegetazione che scoraggerà la risalita degli insetti. Queste operazioni vanno evitate durante le ore più calde della giornata.

Raccolta, conservazione e utilizzo

Per assistere alla maturazione delle bacche dobbiamo attendere fino a tre settimane nel periodo compreso tra giugno-agosto per il ribes rosso e quello bianco e luglio-settembre per il ribes rosso.

Una volta effettuata la disarticolazione dei grappoli, questi vanno riposti a temperature da frigo per poter godere dei frutti più a lungo.

Le bacche possono essere consumate fresche (ribes rosso e bianco) o trasformate in marmellate dal caratteristico sapore acidulo.

Le foglie, invece, possono essere utilizzate per la preparazione di infusi, decotti e tinture.

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