L’importanza del terreno per avere un orto super produttivo

Terra mia: la terra è il grembo dove il seme germina e la pianta cresce. Conoscerla e riconoscerla è fondamentale quanto rispettarla.

Se fossimo davvero consapevoli dell’importanza della terra, probabilmente cammineremmo in punta di piedi.

Certamente ci penseremmo due volte prima di coprirla con una gettata di cemento o di asfalto o di rimuoverla con gli escavatori, senza troppi riguardi.

Il fatto stesso che la terra, intesa come terreno e il pianeta su cui viviamo abbiano lo stesso nome dovrebbe quanto meno indurci a riflessione.

La terra è vita nei primi centimetri, è riserva nutritiva minerale per le piante, è spugna che trattiene l’acqua e, negli strati profondi, diventa filtro per l’acqua che si accumula nelle falde.

Fare a meno della superficie nuda della terra, significa far defluire eccessivamente e troppo velocemente l’acqua piovana verso i corsi d’acqua e quindi verso il mare, alterando l’equilibrio climatico locale.

La cementificazione in atto con il boom demografico asiatico e africano e relativa urbanizzazione della popolazione si è moltiplicata, e sta peggiorando il già pessimo lavoro iniziato dalla cosiddetta “civiltà occidentale”.

Al tempo stesso la terra ha bisogno delle piante come queste hanno bisogno della terra: senza di esse si sterilizza, viene portata via dalle acque e dal vento.

Si, ma noi, che ci possiamo fare? Ognuno ha la propria risposta, se vuole, e può agire nel suo piccolo, facendo la sua parte in piena consapevolezza.

Ovviamente il mio peso di orticoltore hobbista è infinitamente minore rispetto quanto può fare un ministro dell’Agricoltura o quello incaricato alle infrastrutture o più semplicemente a un sindaco o un assessore.

Ma se diamo importanza alla consapevolezza, ecco che la mia parte insieme alla piccola parte di tutti, può fare la differenza.

In un articolo precedente si diceva che un certo tipo di agricoltura la terra la accarezza e non la strapazza. Ecco quello che dovete fare nel vostro orto: prendetevi cura del terreno come delle piante stesse.

Chi coltiva sul balcone, in realtà, ha poca voce in capitolo: sceglierà la giusta terra per le proprie piante orientandosi con terricci pre-compostati, avendo cura di acquistare un prodotto biologico.

Diversamente, chi coltiva in piena terra deve sapere come “funziona” un terreno per capire cosa fare e come migliorarlo.

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La terra non è tutta uguale

Al contadino esperto basta un colpo d’occhio mentre girate la prima vangata: durante le mie prime esperienze giovanili arrivavo al limite della collera: “Ah qui non viene niente… Qui vengono bene le patate… Qui l’aglio non si fa… È troppo chiara, troppo scura, c’è troppa acqua”. Ho imparato due cose: che molti contadini sono veri esperti, ma che ad altrettanti piace parlare divertendosi a scoraggiare i principianti, a costo di spararla grossa.

Ovviamente se vi accingete a preparare un orto, il parere dei vicini è fondamentale, ma è importante che voi stessi apprendiate le basi.

Link schede tecniche ortaggi con bottone verde

Aspetti fondamentali per gestire al meglio l’orto

Prima condizione, le dimensioni dell’orto.

Se lavorate a vanga e zappa  cominciate da una cinquantina di metri quadri, anche meno.

La terra è bassa, la schiena duole, soprattutto se non si ha famigliarità con gli attrezzi da scasso e si rischia di fare movimenti errati.

Poco, ma fatto bene, poi aggiungete un nuovo obbiettivo raggiunto il primo.

La copertura solare: controllate per quante ore il sole irraggia il vostro appezzamento. Almeno buona parte della mattinata e buona parte del pomeriggio altrimenti si limitano i tipi di piante coltivabili.

Fondamentale la presenza di acqua. Un pozzo privato o un canale da cui attingere è l’ideale, altrimenti occorrono delle cisterne collegate ai pluviali dei tetti anche se sarete condizionati dalla pioggia.

L’allaccio all’acqua dell’acquedotto è la soluzione più comoda, ma anche molto costosa e in periodi di siccità facilmente vige il divieto di utilizzare l’acqua per annaffiature di orti e giardini.

Verosimilmente sarebbe bene avere i serbatoi collegati ai pluviali e la possibilità di riempirli da altre fonti qualora non piovesse a sufficienza quando è massima la richiesta di acqua dalle piante.

Quindi, presupposto che ci siano le condizioni per iniziare, cosa c’è sopra il terreno?

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Osserviamo la superficie del terreno

Stiamo per utilizzare un terreno incolto: ci verrà un buon orto? Se sassoso con vegetazione stentata non siamo facendo un buon affare.

Nel nord Italia una delle piante erbacee colonizzatrici è il cosiddetto farinello, peraltro pianta commestibile.

L’ho vista crescere in abbondanza sui terreni di riporto praticamente sterili. Se cresce solo quella pianta probabilmente abbiamo a che fare con un terreno povero.

Al contrario se coperto di ortiche non fatevi scoraggiare e datevi da fare perché questa pianta segnala la presenza generosa di nutrienti azotati nel terreno.

La mia ultima esperienza è il recupero di un terreno completamente coperto da rovi. Una fatica immane liberarsene ma la struttura che lascia una pianta adulta di rovo è eccellente.

Il terreno inerbito è quasi sempre ottimale, un fitto strato d’erba indica un terreno organico, ben strutturato, che trattiene l’umidità. In questo caso, durante la vangatura, la vostra lotta personale sarà contro la gramigna che ha un esteso fusto sotterraneo e frammentato propaga la pianta in tante piccole nuove concorrenti per la vostra coltivazione. Ma ora cerchiamo di capire qualche segreto dalla terra.

Guardiamo sotto terra: descrizione dei vari tipi di terreno

I terreni coltivabili sono diversissimi tra loro. In Italia dalla Sicilia alle Alpi ne abbiamo di tutti i tipi.

La loro natura cambia a seconda del tipo di roccia sottostante, essendo il terreno il risultato di millenni di disgregazione dello strato di roccia.

Ma a complicare le cose sono i terreni alluvionali, come lo è la Pianura Padana cioè terreni formatisi con le piene dei fiumi.

Di solito sono i terreni più fertili e profondi, non a caso l’agricoltura è nata proprio nella pianura compresa tra il Tigri e l’Eufrate, un tempo area fertilissima.

Quale che sia l’origine, questa influenza pesantemente la compatibilità del terreno con la vita delle piante, le operazioni che dovrete fare una volta dissodato sono le eventuali correzioni per renderlo più adatto alla coltivazione degli ortaggi.

Ora entriamo un po’ più nel tecnico, ma è necessario. Le capacità fondamentali del terreno coltivabile sono:

  • trattenere l’acqua.
  • assorbire e legare alla struttura i composti chimici necessari alle piante.
  • riscaldarsi sotto il sole.
  • avere una struttura fisica sufficientemente friabile per facilitare lo sviluppo delle radici.

Detto questo il nostro terreno deve essere il migliore compromesso possibile tra queste caratteristiche. Vediamo perché.

Se troppo sabbioso, il terreno avrà un’ottima capacità di assorbire l’acqua, ma non di trattenerla a disposizione per la pianta.

Un terreno argilloso la trattiene ottimamente, ma ne assorbe poca. Ecco che andremo a operare perché anno dopo anno il nostro terreno abbia un ricco strato di humus attraverso la concimazione con sostanze organiche: l’humus (il complesso della flora batterica che vive nei primi centimetri di terreno) assorbe e trattiene tanta acqua quanto pesa e riesce ad assorbire anche l’umidità atmosferica. Inoltre l’humus trattiene maggiormente il calore e questo aspetto è fondamentale per ridurre il tempo di germinazione dei semi in primavera quando la temperatura del terreno è al limite (i semi richiedono temperature minime per germinare sotto le quali restano nel terreno in balia degli eventi, minore è questo tempo morto, maggiore è la resa della nostra semina).

I terreni hanno anche un’altra caratteristica: il potere assorbente, vale a dire la capacità di trattenere i composti fondamentali per la nutrizione della pianta. In questo senso i terreni argillosi hanno la meglio rispetto a quelli sabbiosi ma anche rispetto a quelli ricchi di humus.

In agronomia i terreni si dividono in “terreni forti” quelli argillosi e/o calcarei. Il terreno argilloso, molto comune, è pesante, trattiene l’acqua ed è freddo. In estate, con la siccità, fa le classiche crepe. Non è ottimale per l’orto.

Al capo opposto i terreni leggeri, composti da una miscela con prevalenza di sabbia. Come detto, non trattiene l’acqua, né i nutritivi e dunque è anch’esso poco adatto all’orto, anche se lavorare questa terra è un vero spasso.

Il terreno ideale, neanche a farlo apposta, contiene in parti uguali argilla, sabbia e humus, possibilmente con poco calcare.

Sommandosi, le caratteristiche di ognuno, crea le condizioni ideali per la lavorazione e la coltivazione. Questo in un mondo ideale. Nella realtà potremmo trovarci costretti a fare un po’ di correzione, una pratica che si attua di solito stagione dopo stagione. Il letame è il grande ammendante, lega i terreni sciolti e slega quelli troppo argillosi.

In casi estremi potremo utilizzare sabbia portata sull’appezzamento di peso, specie se l’orto non è molto grande.

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Iniziamo a creare l’orto

Capire come è fatto il terreno è necessario per comprendere quali saranno le piante orticole che cresceranno meglio all’interno del vostro appezzamento.

La pianta mette radici, d’accordo, ma mettere radici a fondo vuole dire avere la stabilità della parte aerea, assorbire l’acqua con disciolti sali minerali necessari alla crescita della pianta, in pratica la sua alimentazione.

Un terreno “giusto” e ben lavorato permetterà alla pianta di sviluppare bene e velocemente il suo apparato radicale e dunque assorbire di più, sviluppare maggiormente la parte aerea compresi i frutti o le foglie che raccoglieremo.

Per l’acqua non c’è problema, la integriamo con le annaffiature, ma le sostanze nutritive? In particolare i cosiddetti macroelementi, azoto, fosforo e potassio, necessari per la costruzione della struttura della pianta come li reintegriamo? Con la concimazione.

Nel terreno naturale, infatti, il ciclo degli elementi si ricostituisce attraverso la digestione batterica dell’humus: semplificando estremamente, i batteri sono fatti di proteine, quindi di basi azotate e alla loro morte questo azoto diventa solubile e disponibile per la pianta.

Ma nella coltivazione ortiva spingiamo un po’ troppo il pedale sull’acceleratore per lo sviluppo della pianta e il bilancio finale è in negativo.

Nell’agricoltura industriale l’integrazione avviene reintegrando queste sostanze attraverso prodotti di sintesi.

Nel nostro orto preferiamo evitarli, meglio infatti una concimazione con fertilizzanti naturali (link) anche creati da noi stessi, la rotazione delle colture e la messa a riposo.


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