Di seme in meglio: intervista e recensione del libro di Alice Pasin

“Di seme in meglio” nasce dal desiderio condiviso tra Pentàgora e Rete Semi Rurali di pubblicare un manuale, pratico e di facile lettura, specificamente rivolto a chi si voglia dedicare a coltivare le proprie varietà attraverso l’autoproduzione delle sementi.

Produrre da soli i semi delle proprie piante è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Bastano solo costanza e, soprattutto, i giusti strumenti. Scopriamolo nel libro e tra le parole di Alice, con quello che per noi di Pianeta di Riserva è uno dei migliori manuali in circolazione per cominciare questa pratica.

Il manuale Di seme in meglio

Insieme con Alice Pasin, conservatrice di ortive locali e insegnante di tecniche di riproduzione, che ne ha curato l’impianto generale, hanno partecipato coltivatori ed esperti, che da anni collaborano con la Rete Semi Rurali, disponibili a condividere i loro saperi pratici e le loro conoscenze. Grazie al loro contributo avrete tra le mani un libricino con schede particolarmente puntuali e dettagliate su tutte le orticole maggiormente conosciute in Europa, nonchè indicazioni semplici e generiche – e tuttavia necessarie – per tutte quelle specie di cui non è ancora stata raccolta una testimonianza specialistica e pratica.

Il manuale inizia con una prima parte introduttiva, in cui fa i necessari distinguo tra classificazioni botaniche e un excursus sulla raccolta, la pulizia e la conservazione delle piante; prosegue con la seconda parte, il cuore del libro, ricco di schede tecniche delle orticole più apprezzate sulle nostre tavole; fino ad arrivare ad un’interessantissimo indice di approfondimenti, in cui si parla di selezione e miglioramento partecipativo, della riproduzione delle patate da seme vero, per finire con un utile vocabolario tecnico-aronomico.

Alice Pasin. Autrice e seedsaver

Alice Pasin si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 2002 dopo aver frequentato un anno di studi in Olanda, luogo che l’ha particolarmente influenzata. Decisa a non voler edificare ed aggiungere cemento al nostro fragile mondo, amante della natura e dei sistemi ecologici ad essa legati, frequenta il master di progettazione del giardino e del paesaggio della Scuola di Minoprio e svolge il tirocinio presso l’Atelier Acanthe, dove collabora con Gilles Clement, a Parigi.

Da quel momento inizia a progettare giardini, parchi e terrazzi con un approccio di sostenibilità e autocostruzione, proponendo nei progetti piante commestibili, rustiche, che attirano insetti, uccelli e animali selvatici per favorire il ritorno alla naturalità dei luoghi e delle sensazioni ancestrali.

La morte della nonna, contadina veneta, che faceva l’orto partendo dai semi conservati dalla famiglia, l’ha portata a ricercare le varietà perdute degli orti contadini e a far parte attiva dell’associazione Civiltà Contadina, in cui ad oggi riveste il ruolo di referente, collaborando a vari progetti di orti didattici e mettendo in relazione culture contadine e tecniche agricole naturali ma innovative.La sua passione per i semi l’ha portata anche a sperimentare e diffondere la cucina crudista fatta di germogli, varietà orticole ricercate e rare, piante spontanee e semi.

Ha curato l’edizione italiana del Manuale per salvare i semi dell'orto e la biodiversità – TerraNuova Edizioni  – e scritto Il buon giardino selvaggio – manualetto filosofico tecnico per giardinieri, ortisti e progettisti .

Vive in un bosco con Jacopo e i loro due figli e pratica l’autosufficienza alimentare.

sementi semi biologici

Intervista ad Alice Pasin

Incontriamo Alice Pasin, che ha curato l’impianto generale di “Di seme in meglio”.

Ciao Alice, benvenuta su Pianeta di Riserva! Presentati ai nostri lettori.

Ciao! Sono Alice Pasin, di formazione architetto paesaggista, ma per vocazione sono seedsaver: custode, appassionata, ricercatrice di semi di varietà antiche, tradizionali, autoriprodotte da sempre. Vivo con la mia famiglia in una casa restaurata in bioedilizia e in autocostruzione e la natura è la mia religione!

Sei membro dell’associazione Civiltà Contadina, impegnata da anni a recuperare semi poco conosciuti e a rischio di scomparire. Cosa ti ha spinta e cosa significa per te salvare dall’estinzione piante alimentari locali e varietà antiche?

Significa compiere dei gesti antichi che fino quarant'anni fa erano la base di una sana e fruttuosa orticoltura. Significa non arrendersi alle facilitazioni dell'epoca moderna, ma riconoscere il valore di varietà che da sempre sono cresciute per mani umane, con concimi naturali e secondo le stagioni, senza troppe sofisticazioni, chimiche o genetiche. Significa assaporare gusti di una volta e cibi più ricchi in vitamine e sali minerali. Significa vivere in armonia con il pianeta Terra.

Nel tuo nuovo libro riallacci così le relazioni con le generazioni che nel tempo hanno selezionato, coltivato e tramandato le varietà orticole locali. Credo che questa pratica abbia tanto da insegnare alle generazioni future, soprattutto in termini di pazienza e cura. Ci racconti la storia che più ti sta a cuore di un frutto o un’orticola che hai recuperato?

Da piccola la mia nonna faceva l'orto seminando i semi di famiglia che lei stessa riproduceva, da questo traevamo la maggior parte delle verdure in estate, conservandole poi in inverno con diversi metodi. Ricordo particolarmente i pomodori: grossi, carnosi e gustosissimi, sembravano già conditi! Quando è morta vivevo in Olanda e lì i pomodori erano praticamente insapori e, cosa che mi ha particolarmente scioccata, venivano venduti 'al pezzo': era il 1999. Per me era una assurdità perché i pomodori di nonna erano a vista tutti diversi. Da qui l'inizio del mio interesse per la Biodiversità (diversità della vita) e le prime domande sulle sofisticazioni del cibo. Il primo seme che ho salvato ovviamente era un seme di pomodoro con le caratteristiche di quelli della nonna: grosso, saporito, con pochi semi e la buccia che si spacca facilmente. Molto difficili da commerciare nella grande distribuzione di massa (supermercati), per questo alcune varietà sono diventate a rischio di estinzione e per questo motivo ho conosciuto i Seedsavers di Civiltà contadina, associazione di custodi di biodiversità dal 1996.
alice pasin libro

Al di là della poca conoscenza sul tema, credo ancora si tenda ad etichettare come estrema la scelta dell’autosufficienza. A chi si approccia a questo argomento per la prima volta tutto può sembrare complesso e macchinoso. Da insider che consiglio ti senti di dare a chi vorrebbe avvicinarsi al mondo dell’autosufficienza alimentare?

Non è assolutamente una scelta estrema, solo un po' anacronistica. È molto impegnativo, a volte faticoso, ma hai molte soddisfazioni. 'Veramente libero è l'uomo che riesce a fare tutto da solo' e riuscire a mangiare e a nutrire la tua famiglia solo con ciò che produci è davvero un'altra cosa. A livello educativo l'esempio è la cosa migliore: apprendere dall'esperienza, così come io imparai da mia nonna. Se dovessi dare dei consigli direi che innanzi tutto bisogna osservare e imparare già dalle buone pratiche esistenti. Fare il pane con il lievito madre per esempio è una cosa che impari dopo anni di esperienza e all'inizio si avranno tante delusioni, ma non bisogna scoraggiarsi, bisogna provare e riprovare per raggiungere buoni risultati.

Bisogna organizzarsi con spese intelligenti, ovvero conoscere i produttori e fare scorte annuali: quando sono pronti i raccolti (ad esempio riso o grano che da noi è più difficile produrre in quantità) prendere sacchi da 25kg e avere un buona dispensa ci aiuta a non entrare nel supermercato tanto spesso. Avere una buona rete di amici che condividono con te gli acquisti e fanno scambio di prodotti di autosufficienza è anche importante. In certi periodi non ci sono più verdure e allora è buono conoscere le piante spontanee alimentari che possono, in piccolissime quantità, insaporire parecchi piatti di cereali.

Rimanendo sull’argomento dell’autosufficienza, che trovo estrememente interessante, qual è la tua routine giornaliera?

La routine giornaliera nella mia vita non esiste poiché, vivendo secondo natura, ogni giorno è diverso; ho più una routine stagionale che si ripete annualmente, legata ai campi e alle produzioni orticole.

Le giornate cambiano a seconda del clima, della radiazione solare, degli impegni lavorativi e degli ospiti che hai. Le stagioni invece hanno una caratterizzazione costante annuale ormai: in primavera si semina di tutto, si trapiantano e si curano le piantine delle varietà orticole annuali che ripartono a vivere e a donare i loro frutti dopo la pausa invernale; in estate si bagna tanto (ho terreno sabbioso), nell’orto si raccoglie per mangiare giornalmente, nel bosco maturano i piccoli frutti di cui siamo pieni e nei prati si raccolgono erbe officinali nei momenti della loro massima espressione terapeutica; in autunno ci sono le grandi raccolte di provviste e le trasformazioni (mele, pere, uva, fagioli, castagne, noci, nocciole, funghi): dobbiamo sfruttare al meglio i giorni soleggiati e ventilati per essiccare, approfittando degli ultimi caldi, mentre nei giorni piovosi si puliscono e catalogano i semi estivi; in inverno si fa un po' di letargo, magari anche le meritate vacanze e si programma l'annata successiva!

Un potente focus nella tua vita è la sostenibilità. Come cerchi di portare questo messaggio, essenziale nella vita di ognuno, alle persone che incontri?

Per me essere sostenibili significa innanzi tutto eliminare gli sprechi: dagli imballaggi  - da qui fare acquisti alimentari all'ingrosso e direttamente dai produttori  - fino a riciclare il più possibile vestiti e o oggettistica che altri scartano. Il messaggio deve sempre e comunque essere un messaggio di gioia, portato con amore verso la natura e prima di tutto con l'esempio.

Non abbiamo un pianeta di riserva, come vedi il mondo nel 2030?

Il pianeta di riserva lo dobbiamo creare noi, ma ora come ora sono un po' dubbiosa su un roseo futuro per l'umanità. Vedo il mondo diviso in due, dove la maggioranza crede nei processi produttivi industriali, le sofisticazioni alimentari, e anzi inneggia alle nuove tecnologie e chi, come me, vorrebbe vivere secondo natura, con i pro e contro e con la fatica insita nella vita stessa. Vedo anche che però tante persone, sempre di più, vista la situazione attuale che stiamo vivendo, si stanno avvicinando al nostro mondo e spero ci sia spazio per tutti. Confido nella natura che sa sempre cosa fare e sa selezionare.
autoproduzione autosostentamento

Recensione del manuale per riprodurre facilmente i propri semi

“I semi sono l’origine della vita di tutti gli esseri viventi. Anche noi siamo stati originati da un seme, un seme che continuamente si evolve, da millenni.”

Con questo manuale tra le mani, richiamati all’attenzione sulla varietà orticole locali, si mette in atto un processo sociale quanto poetico di relazioni con le generazioni che ci hanno preceduto, che hanno con cura selezionato, coltivato e tramandato gli antichi frutti giunti fino a noi, affinchè noi oggi si possa fare lo stesso a favore delle generazioni future.

Con tecniche semplici ma rigorose, che presiedono la moltiplicazione del seme, impariamo a conoscere finalmente fino in fondo ciò che stiamo coltivando attraverso il ciclo riproduttivo di ogni varietà.

A chi lo consiglio

Indispensabile nelle librerie di tutte quelle persone che, stanche delle varietà di orticole definite moderne o commerciali, sono alla ricerca di insegnamenti chiari e completi per riprodurre sementi adatte agli ambienti marginali – come la collina e la montagna – con una buona capacità di rispondere positivamente e adattarsi agli stress ambientali senza richiedere immissioni di prodotti chimici per dare una buona resa.

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