Il potere dei funghi a 360 gradi: panorama micologico in Italia

Come la micologia sta prendendo piede in Italia

Simposi, conferenze, workshop, corsi, festival, progetti artistici, passeggiate e mostre micologiche stanno ormai affollando i calendari degli appassionati di micologia in Italia da qualche tempo.

Un’esplosione che avremmo potuto definire inaspettata fino a non molti anni fa, quando la micologia venne definita la “Megascienza negletta”[1] e il suo studio veniva portato avanti solo dai circoli micologici locali e da pochi accademici.

Nonostante la situazione attuale non sia radicalmente cambiata, è indubbio come un certo fermento alleggi dentro e fuori le aule universitarie.

Un fenomeno di affrancamento dal resto delle scienze naturali che affonda le sue radici in un movimento sociale, culturale, artistico e scientifico d’oltreoceano.

Da diversi decenni infatti, negli Stati Uniti, si svolgono ricerche, corsi ed eventi che hanno come scopo quello di studiare e promuovere questa branca del sapere, arrivando perfino ad aprire laboratori di comunità[2].

Un esempio su tutti, particolarmente interessante ma sicuramente non esaustivo della complessità che caratterizza il mondo statunitense, è quello della rete Radical Mycology, fondata da Peter McCoy agli inizi degli anni 2000.

Il termine “Micologia radicale” assume per Peter tre diversi significati:

  • una filosofia sociale che descrive fenomeni culturali attraverso una struttura di riferimento ispirata alle eccezionali qualità della biologia e dell’ecologia dei funghi;
  • un’analisi micocentrica delle relazioni ecologiche;
  • un movimento dal basso che produce e distribuisce informazioni accessibili sulla micologia e sulla coltivazione di funghi per potenziare la resilienza umana, le sue società e gli ambienti con cui entrano in contatto[3].
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Il primo simposio di micologia in Italia

Un movimento dal basso senza frontiere, che proprio qui in Italia ha dato vita a Mycosium, primo simposio di micologia autorganizzato, svoltosi all’interno delle mura universitarie bolognesi l’8 e il 9 giugno 2023.

Nato dall’insoddisfazione studentesca per lo scarso ruolo che lo studio della micologia rivestiva all’interno del proprio percorso di studi, alcuni studenti e studentesse del corso di laurea magistrale di Biodiversità ed Evoluzione hanno deciso di approfondire il tema autonomamente.

Pensando inizialmente di organizzare un seminario autogestito in cui ognuno avrebbe approfondito ed esposto una tematica, ad un certo punto è arrivata “l’idea svolta”: perché non invitare degli esperti? Le aspettative erano poche e il budget zero, ma valeva la pena tentare.

Nessuno si sarebbe mai immaginato il grande successo dell’evento: docenti, dottorandi e artisti provenienti da diverse parti d’Italia hanno accettato con entusiasmo di partecipare a Mycosium e condividere il proprio sapere.

La micologia è stata trattata dal punto di vista biologico, ecologico, tassonomico, medico, agricolo, alimentare, sociale, economico, antropologico e perfino artistico in una due giorni che ha emozionato i tanti presenti e fornito parecchi stimoli.

Il pubblico era composto principalmente da studenti provenienti da facoltà scientifiche, ma non sono mancati gli studenti di materie umanistiche, gli artisti, i micologi di professione e altri docenti incuriositi.

La prima giornata di Mycosium

Biologia dei funghi

La giornata è iniziata con l’intervento introduttivo della professoressa Zambonelli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università degli Studi di Bologna che ha fatto una breve panoramica sulla biologia dei funghi e sul loro studio: organismi eucarioti eterotrofi, unicellulari o pluricellulari, i funghi sono stati elevati a regno a sé stante solo pochi decenni fa, quando Robert Whittake ha proposto nel 1959 di scorporarli dal Regnum Plantae; una prospettiva storica molto interessante che ci dà delle indicazioni sul perché la micologia sia tutt’oggi così poco considerata.

Biologia dei licheni

A seguire il professor Nascimbene, docente di botanica e coordinatore del corso di laurea in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Bologna, ha proseguito il simposio trattando della biologia dei licheni.

Definiti “queer” da David Griffiths, i licheni possono essere considerati come un ecosistema in miniatura che si autosostiene, in cui diversi organismi come funghi, alghe e cianobatteri instaurano simbiosi complesse per potersi sostenere a vicenda.

Organismi affascinanti, molto sensibili ai cambiamenti climatici e alle alterazioni del loro habitat e per questo molto utilizzati nel biomonitoraggio ambientale.

Micologia e arte

Collegandosi alla complessità di queste relazioni simbiotiche, le artiste Sara Bonaventura ed Elisa Muliere hanno spostato il focus della giornata dall’ambito prettamente scientifico a quello della suggestione artistica.

Il loro progetto transdisciplinare, Iconoplast, si avventura in un mondo immaginario post-umano in cui il materiale più iconico del nostro tempo, la plastica, si fonde con l’organico, generando una nuova specie.

All’interno del Museo CAOS di Terni le artiste hanno fatto immergere i visitatori in un ambiente sensuale, mutevole e pulsante, in pieno fermento vitale, fornendo un punto di vista innovativo sul post-Antropocene.

Micorrize

Dopo questo suggestivo contributo, è la volta del micologo Davide Palumbo, che col suo intervento sulle relazioni “nascoste” che caratterizzano la vita sulla terra, ha chiuso la prima mattinata di Mycosium.

Le interconnessioni tra gli organismi viventi, animali, piante, funghi, batteri, ecc. determinano il funzionamento di interi ecosistemi, l’avanzata di specie a scapito di altre, e persino incendi forestali ed evoluzione del paesaggio.

Regolazione dei flussi di minerali, simbiosi, parassitismo, e controllo neurale sono solo alcuni dei comportamenti propri del Regnum fungi, grazie ai quali Palumbo è riuscito ad affascinare il proprio pubblico.  

Il pomeriggio è stato aperto dalla professoressa Paola Bonfante dell’Università degli Studi di Torino, una delle menti più brillanti del mondo della ricerca italiano.

Raccogliendo gli stimoli forniti dal collega che l’ha preceduta, la professoressa Bonfante si è addentrata in una delle relazioni simbiotiche che caratterizza il mondo dei funghi: quella tra piante e funghi micorrizici.

Questa relazione ecologica è una delle più diffuse al mondo e unisce un gruppo di funghi del suolo a più di 300.000 specie di piante.

Nell’interazione, definita “micorriza” o “simbiosi micorrizica”, due organismi appartenenti a regni diversi si associano modificando in modo profondo la loro espressione genica e di conseguenza il loro metabolismo, riuscendo così a scambiarsi costantemente nutrienti vitali e a beneficiare della simbiosi che li lega.

Nelle attuali prospettive di transizione ecologica, le micorrize sono considerate come uno strumento importante per realizzare un’agricoltura che rinunci almeno in parte ai fertilizzanti e ai pesticidi.

Funghi come alimento

Una volta affrontata l’ecologia dei funghi, il focus del simposio si è spostato su un aspetto della micologia appartenente alla nostra vita quotidiana: la cucina.

Flavio Sacco, biologo, fermentatore e responsabile di produzione e Ricerca e Sviluppo dell’azienda LIFe – Laboratorio Italiano Fermentati, di cui è anche cofondatore, ha portato l’attenzione sul mondo dei cibi fermentati e ha illustrato come sia possibile sfruttare alcuni ceppi di muffe per sviluppare il gusto umami, tipico del mondo animale, su base vegetale.

In un contesto moderno, dove ci si interroga molto sul futuro del cibo e la sua sostenibilità, le muffe sono sicuramente uno strumento utile per sviluppare alimenti vegetali che non ci facciano rimpiangere i sapori di alimenti animali, il cui consumo è necessariamente da ridurre in futuro.

Tartufi

Infine, Simone Graziosi, micologo e dottorando presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università degli Studi di Bologna ha chiuso la prima giornata di Mycosium con un intervento sul mondo dei tartufi.

Funghi ascomiceti ipogei, cioè che vivono e si riproducono sotto la superficie del suolo, i tartufi sono funghi ectomicorrizici che vivono prevalentemente nell’emisfero nord.

Sebbene tutte le specie di tartufi siano commestibili, soltanto quattro sono considerate prelibatezze culinarie e vengono vendute sul mercato a prezzi elevati: Tuber melanosporum Vittad., Tuber borchii Vittad., Tuber magnatum Picco e Tuber aestivum Vittad.

Queste sono specie attualmente coltivate con successo, ad eccezione del Tartufo Bianco Pregiato, il T. magnatum, la cui domesticazione resta ancora piena di incertezze.

Come ogni simposio che si rispetti, le chiacchiere micologiche sono proseguite davanti a un bicchiere di birra (bevanda fermentata dai lieviti del genere Saccharomyces, anche loro funghi!) e così, l’entusiasmo, le nuove conoscenze e le prime impressioni sulla giornata si sono intrecciate tra loro.

La seconda giornata di Mycosium

Patogeni fungini

La seconda giornata di Mycosium si è aperta con l’intervento della Dottoressa Righini, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università degli Studi di Bologna, che ha trattato degli organismi acquatici a supporto della difesa delle piante da patogeni fungini.

Le malattie fungine delle colture agrarie sono infatti molto numerose e causano gravi danni economici, qualitativi e quantitativi.

Il loro controllo è attualmente un’importante sfida per lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, che deve riuscire a sostituire i prodotti chimici di sintesi ritenuti responsabili di problematiche di ordine igienico-sanitario e ambientali con l’utilizzo di mezzi alternativi, quali sostanze naturali e microrganismi antagonisti.
Tra le sostanze naturali, estratti di organismi ad habitat acquatico come alghe e cianobatteri possono avere un ruolo nel ridurre gli attacchi di patogeni fungini attraverso il potenziamento delle autodifese della pianta.

Micoproteine

Successivamente, Davide Ferrero, dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino, ha riportato il focus micologico sulla nutrizione umana, trattando dell’importanza delle proteine fungine come nuova risorsa sostenibile e nutriente, che possa far fronte alla costante crescita della popolazione mondiale e ai limiti della produzione alimentare attuale.

L’elevato consumo di acqua, suolo e risorse, la grande produzione di gas serra, la deforestazione e l’estinzione di specie che caratterizzano il nostro modello produttivo alimentare basato sull’importante presenza di allevamenti intensivi, potrebbero essere arginati dallo sviluppo di tecnologie alimentari alternative, come per esempio la produzione di micoproteine attraverso la coltivazione di funghi.

Questi organismi sono infatti in grado di decomporre rifiuti organici di diverso tipo e produrre alimenti di qualità, ricchi di proteine, amminoacidi essenziali e acidi grassi, oltre che a preziosi metaboliti come vitamine e pigmenti.

Biorimediazione, il potere dei funghi

Grazie alle loro incredibili capacità metaboliche, i funghi sono in grado di decomporre non solo rifiuti organici ma, come evidenziato da Andrea Ceci del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma “La Sapienza”, anche importanti sostanze inquinanti.

Considerata come una delle minacce principali per i suoli, risorse non rinnovabili essenziali per la vita sul nostro pianeta, la contaminazione derivata da attività umane causa attualmente gravi problemi all’ambiente e alla salute degli esseri viventi.

Una soluzione ispirata dalla natura è il biorimedio e l’impiego di funghi è una tecnologia sostenibile, efficiente ed economica, in grado di degradare completamente composti organici persistenti o trasformare elementi tossici in specie meno tossiche o innocue.

Tassonomia dei funghi

A conclusione della mattinata, il professore Alfredo Vizzini, insegnante di micologia presso l’Università degli Studi di Torino ha presentato con simpatia e semplicità una delle branche più complesse del sapere scientifico: la tassonomia.

In particolare, il professor Vizzini si è soffermato sui fenomeni di convergenza evolutiva, ossia l’evoluzione di determinate strutture o adattamenti molto simili tra loro da parte di organismi non imparentati, ben conosciuti e studiati da tempo in zoologia e botanica ma solo recentemente indagati in ambito micologico.

Grazie agli studi di biologia molecolare, si stanno infatti comprendendo gli ingannevoli aspetti delle strutture riproduttive fungine, come per esempio quelle dei basidiomiceti e degli ascomiceti.

Funghi ed economia circolare 

Dopo la pausa pranzo, Federico Puliga, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università degli Studi di Bologna ha affrontato il tema della micologia da un punto di vista ancora inesplorato in Mycosium, ossia quello economico.

In un’ottica di sostenibilità dei processi produttivi, il ricorso ad un’economia di tipo circolare è imprescindibile.

L’economia circolare permette infatti di ridurre gli sprechi, i consumi energetici e le emissioni di anidride carbonica, minimizzando il consumo di acqua, energia e risorse.

I principi di questo tipo di economia in agricoltura includono il riciclaggio, la lavorazione e il riutilizzo dei rifiuti agricoli al fine di produrre bioenergia, nutrienti e biofertilizzanti.
In questo contesto la coltivazione di funghi diventa un elemento strategico di notevole importanza, poiché questi organismi, grazie alle loro innumerevoli capacità metaboliche, sono in grado di trasformare diverse tipologie di scarti in prodotti di alto valore come biogas, biocarburanti, prodotti chimici ed enzimi, oltre che funghi alimentari e medicinali.

Funghi medicinali e tradizione cinese

A questo punto della giornata, è intervenuta la prima ospite internazionale di Mycosium, Yue Huang, dottoranda presso il dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università degli Studi di Bologna, con un contributo relativo ai funghi medicinali della Cina.

In questo Paese, infatti, l’utilizzo di funghi medicinali risale a più di un millennio fa, come testimonia il primo testo di farmacolgia cinese, lo Shénnóng Běncǎo Jīng, risalente alla dinastia Han orientale (100 a.c.), nel quale sono riportate le descrizioni degli utilizzi di Ganoderma lucidum, Polyporus umbellatus, Beauveria bassiana e Omphalia lapidescens, rimasti invariati fino ad oggi.

Le conoscenze nell’ambito dei funghi medicinali accumulate dalle popolazioni di tutto il mondo, non solo cinesi, ci offrono la possibilità di accedere a preziosissime risorse biologiche per far fronte a diverse tipologie di malattie.

Infine, l’ultimo relatore delle due giornate, è stato il professor Jesus Perez-Moreno del Colegio de Postgraduados, membro dell’Accademia delle Scienze del Messico e presidente della Società Micologica Messicana, con un intervento da remoto sulla millenaria e complessa relazione tra i funghi e l’uomo.

Nelle sue ricerche, il professor Moreno ha tentato di recuperare con uno sguardo scientifico le ampie conoscenze micologiche legate alle culture indigene, valorizzandone l’importanza e il modo in cui queste si riflettono nel mondo moderno.

Le sue numerose ricerche di stampo etnomicologico hanno arricchito di un ennesimo punto di vista il simposio, riuscendo così a chiudere in bellezza una due giorni ricca di stimoli.

Fermentazioni… in fermento

Il fermento che ha caratterizzato le giornate bolognesi non è stato per niente isolato, anzi, è stato seguito poco dopo da Biodiversità in fermento, il primo festival italiano sulle fermentazioni, un evento unico che ha radunato per la prima volta in Italia produttori, appassionati ed esperti di alimenti fermentati.

All’interno dell’Azienda Agricola Sperimentale Stuard, il 17 giugno 2023 si sono svolti workshop, seminari, mercatini e visite guidate all’azienda, oltre a laboratori pratici per i più piccoli.

Nel corso della mattinata si è svolto un seminario sulla fermentazione lattica come strategia di innovazione con la Prof.ssa Camilla Lazzi e la Prof.ssa Valentina Bernini dell’Università degli Studi di Parma, si è mangiato un ottimo brunch a base di fermentati con Riccardo Astolfi e Alessandro Atzori e si è discusso con il fornaio e contadino Olinto Malpeli di una delle fermentazioni più classiche della nostra gastronomia: il pane.

Sotto gli ombrosi alberi della cascina, la pausa pranzo è stata a base di insalate di riso e panini a base di ingredienti fermentati, oltre ai prodotti disponibili presso le bancarelle dei diversi produttori italiani.

Nel pomeriggio il biologo e fermentatore Flavio Sacco ha tenuto un work-shop introduttivo sul Kombucha, la sua produzione e i suoi effetti positivi sul nostro organismo, mentre la professoressa Giovanna Visoli dell’Università di Parma ha parlato dell’importanza della biodiversità dei suoli; infine, un laboratorio sui microrganismi gelatieri coinvolti nella produzione del gelato ha chiuso gli interventi della giornata.

Per coronare questo primo evento italiano, una cena gourmet a base di alimenti fermentati è stata la protagonista della serata.

Nuove prospettive per la “megascienza negletta” in Italia

Insomma, pare proprio che la megascienza negletta di qualche anno fa stia pian piano prendendo piede anche in Italia.

Non solo i grandi eventi caratterizzano questo risveglio, ma anche tutti quegli incontri e quelle relazioni tra appassionati di micologia che quotidianamente hanno luogo nella nostra penisola. Un’importante rete, punto di riferimento nella coltivazione di funghi in Italia, è quella di Micomondo, che ricalca nei suoi obiettivi quelli della già citata Radical Mycology: la sua missione è infatti quella di “far sì che la micologia diventi una scienza alla portata di tutti, per una migliore qualità di vita e per la salvaguardia ambientale”.

Per realizzare questo scopo, Micomondo e i miconauti si occupano di educazione, studio, sperimentazione ed educazione al fine di sviluppare una rete di persone formate che credono negli stessi valori e intendono portare avanti uno o più progetti, anche in autonomia, condividendo il percorso e i risultati ottenuti, per una conoscenza diffusa e a beneficio di tutti.

Per quanto riguarda lo studio biologico e tassonomico dei funghi, è importante ricordare il prezioso contributo dei circoli micologici locali, che con costanza e dedizione lavorano da anni sui territori per diffondere maggiore consapevolezza sul patrimonio fungineo locale e descrivere costantemente nuove specie.

Tanti esempi, parte di un unico fenomeno di espansione che vede la micologia come una delle branche del sapere che può aiutare a risolvere diversi problemi che caratterizzano la nostra contemporaneità. Un Regnum che offre soluzioni per la cura della salute umana, dei suoli e degli ecosistemi in generale, che può interagire con diverse sostanze e trasformare rifiuti in prodotti di valore.

Un mondo affascinante che ispira il mondo artistico e il mondo scientifico nella ricerca di valide alternative al presente. Insomma, un mondo nuovo.


[1]Hawksworth, D. (2009). Mycology: A Neglected Megascience. In M. Rai & P. Bridge (Eds.), Applied Mycology (pp. 2). Oxon, UK: CABI.

[2]Funghi fantastici

[3]McCoy, P. (2016). Radical Mycology. Chthaeus Press, Portland, OR (USA)

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