Orto classico o orto balcone, abbiamo tutti il pollice verde…

A mia nonna bastava un cucchiaio da cucina, dei vecchi vasi, dei secchi o barattoli della vernice, della terra che non so bene dove si procurava (di sicuro non comprava i sacchi di terriccio); e il balconcino del suo appartamento nella periferia romana non aveva nulla da invidiare al Bosco Verticale progettato da Boeri a Milano: un intrecciarsi di fiori, frutti su alberelli seminati, erbe profumate, c’era giusto lo spazio per passare con il bottiglione dell’acqua per annaffiare quell’angolo di paradiso terrestre (no, l’annaffiatoio era roba da ricchi dal suo punto di vista).

Quando mi portava a spasso, per lei era un continuo saccheggiare semi da fiori che sbucavano dalle cancellate, spezzare rametti per fare talee ma, soprattutto, (e l’ho compreso più tardi) spesso si soffermava a osservare fiori e piante come a volerne carpire ogni segreto.

Mia nonna aveva decisamente il “pollice verde”.

Mia madre se compra un vaso di basilico riesce a farlo morire prima ancora che il sugo di pomodoro sia pronto.

Non ha nessuna empatia con il mondo vegetale a parte la sfera del contemplativo. Nessuna delle due donne ha vissuto in campagna ma mia nonna, quando andava al mercato, sapeva perfettamente quando era il momento migliore per comprare un frutto o una verdura, mia madre compra le pesche in gennaio salvo poi lamentarsi che, pur avendole pagate un patrimonio, sono pessime.

L’essere negati nella coltivazione (nel vaso come nell’orto) è solo una condizione mentale, una scusa se l’argomento non ci interessa.

Tutti potenzialmente sappiamo coltivare a patto di conoscere i segreti che regolano la vita e lo sviluppo delle piante e del terreno.

Nessuno, con un po’ di senno, si metterebbe a smontare il motore della propria auto per ripararlo senza avere l’adeguata preparazione tecnica; e per il controllo del mondo vegetale è la stessa cosa.

E come per tutte le discipline si comincia dai fondamentali per poi approfondire. Per ogni pianta che vogliamo coltivare dobbiamo conoscerne la stagione di semina, l’esposizione ottimale, che tipo di terra predilige e in base allo sviluppo radicale il volume del vaso che la dovrà ospitare, se non coltiviamo in piena terra (vedi schede tecniche di coltivazione molto utili ai principianti).

Dovremo sapere se richiede tanta o poca acqua, se preferisce il terreno umido o ben drenato. Per informarci ci sono diversi canali: riviste, manuali, portali web (andate a consultare la sezione AREA VERDE di questo portale), i florovivaisti dai quali si compra tutto il necessario e spesso sono generosi nelle informazioni.

porri balcone

Impariamo a coltivare dai vecchi

Ma per apprendere i segreti del coltivare bene  c’è anche una via alternativa.

Se siete alle prime armi provate ad aggirarvi tra i pensionati che coltivano gli orti comunali nelle periferie delle città.

Guardate cosa piantano che tecniche usano e soprattutto chiedete, spesso rivelano i loro segreti a patto che non ci sia il loro vicino di appezzamento in ascolto.

Sono i custodi urbani di antichi saperi rurali, abitando a Milano ne ho conosciuti molti, contadini in gioventù, diventati operai per necessità e ora in pensione coltivano verze dalle dimensioni impressionanti e in estate caricano le loro bici con sacchetti pieni di pomodori, zucchini, fagioli, deliziosi per la gioia della famiglia e del vicinato.

Se avete intenzione di fare un orto vero e proprio, fate attenzione a come organizzano le aiole e al rapporto tra la grandezza di queste e i passaggi per muoversi senza calpestare il seminato.

Guardate bene come costruiscono i supporti per le rampicanti quali sono le piante che lo richiedono. Chiedete quali sono le piante che vengono meglio e quelle che non danno soddisfazione: nell’orto naturale il clima locale (o microclima se preferite) e la natura del terreno hanno un grande peso. Osservate quali piante rincalzano e quali lasciano nel solco perché ricevano più acqua.

Uno zio dal quale passavo le estati da bambino aveva un orto miracoloso in una frazioncina di quattro case sull’Appennino ligure: nella competizione coi vicini era sempre lui ad avere la patata o la cipolla più grossa al momento del raccolto.

Quando zappava lasciava dietro di sé una tavola di terreno sulla quale ci si sarebbe potuto giocare a biliardo e i suoi tralicci per i fagioli o per i pomodori erano costruiti di canne che coltivava intorno alla cisterna dell’acqua, tagliate tutte perfettamente uguali.

Un piacere per gli occhi. Non sono mai riuscito a fare bene come lui, né ad avere i suoi risultati. Sosteneva che in un orto bello le piante vengono meglio.

La verità è che se ci si impegna a fondo, le cose riescono meglio, sia nell’estetica sia nella sostanza. Un po’ come la faccenda di parlare con le piante: secondo voi un sedano cresce davvero meglio se ci parlate?

Non ho sufficienti basi di esoterismo per una pronuncia definitiva, ma so che chi è disposto a perdere tempo a parlare con una pianta è anche attentissimo all’osservazione e all’intervento su ogni piccolo dettaglio. Dunque osservare, chiedere, ascoltare sono le prime azioni per trasformare quello che fino a ieri era solo il nostro dito opponibile in vero pollice verde!

zucche balcone

Fare l’orto su un balcone ben esposto

Dunque siete pronti: consapevoli che la vostra azione non serve solo a farvi gustare una buona insalata ma è anche un piccolo passo di una marcia trionfale verso un futuro più ragionevole incentrato sull’autoproduzione in un viaggio verso la consapevolezza, siete carichi e motivati come adepti di una setta di fanatici religiosi, avete preso esempio stordendo di domande i pensionati degli orti comunali (comincia a girare voce che siate ispettori del Comune in incognito), non resta che cominciare a mettervi alla prova.

Ma dove?
Chi ha la fortuna di avere una casa con terreno o con un giardino ha risposto a buona parte del quesito, si tratta solo di capire quale e quanta porzione convertire a orto. Il problema più grande lo ha chi vive in appartamento e può contare solo su balconi, terrazzi, se non, addirittura, solamente al davanzale di una finestra. Qualunque sia lo spazio per tutti vale la regola di una buona esposizione.

Se potete contare solo su un balconcino interno a un cortile che prende pochissima luce dovrete accontentarvi: un vaso  con un po’ di prezzemolo , uno con la menta , potete azzardare a coltivare un po’ di rucola  o delle insalate e poco di più.

Se invece prende anche un po’ di sole per una parte della giornata i vostri orizzonti si allargano in modo ambizioso e non ci sarà ortaggio che non possa prosperare sul vostro terrazzo.

Per buona esposizione, in questa parte di emisfero, intendiamo quella a sud o comunque che prenda sole per una buona parte della giornata. Ma l’ultima parola la darete voi stessi col tempo, osservando cosa cresce meglio e cosa stenta a svilupparsi (aiutati con le schede tecniche).

Una piccola nota pratica di vita vissuta: occorre un partner complice. Se tagliate i fiori di vostra moglie per sostituirli con delle piantine di broccoli, tutta l’armonia del vostro progetto svanisce di fronte alla lettera dell’avvocato divorzista.

L’ottimale sarebbe che tutta la famiglia fosse coinvolta nel progetto. Altrimenti ritagliatevi un po’ di spazio per i vostri esperimenti ma non scordate di far pesare a tutti quanto sia diventato più buono il sugo da quando c’è il vostro basilico ad aggiustarlo.

peperone sul balcone

Quali vasi utilizzare per una corretta coltivazione

Individuato il balcone ottimale, sgomberato dalle cianfrusaglie accatastate con la filosofia “intanto lo metto sul balcone, poi vediamo”, ora si tratta di attrezzarlo con i vasi che saranno la sede della nostra personalissima coltivazione e palestra per nutrire la nostra nuova consapevolezza.

In linea generale i vasi più sono grandi e meglio è.

Vale a dire, più riescono a ricreare le condizioni di una coltivazione in pieno campo, maggiore sarà il successo della vostra coltivazione.

Detto questo occorre fare i conti con la realtà e trovare il giusto compromesso. Lo spazio a disposizione prima di tutto. 

Certamente le cose cambiano se avete una terrazza grande o un terrazzino, e poi fate i conti nell’organizzazione con altre attività che si svolgono in questo spazio, ad esempio come angolo relax, o sede dello stendino dei panni, piuttosto che area di essiccazione per le scarpe e la divisa da calcio dei figli (quando mio figlio giocava a rugby ho riempito dei vasi con la terra ottenuta dalle suole tacchettate delle sue scarpe).

Personalmente in un balconcino di 2×3 metri ho trovato anche un angolo per fare un mini compostiera usando un vaso da 40 centimetri di diametro riempito con fondi di caffè, terra vecchia dei vasi (oltre a quella delle scarpe di mio figlio), avanzi vegetali…

Ne parleremo approfonditamente in un articolo a parte.

Si possono usare vasi tondi o quadrati ma profondi per piante singole (tipo pomodori, cetrioli, melanzane) con diametro di almeno 30 centimetri, vasi più lunghi e larghi che alti tipo cassetta per ortaggi da taglio come insalatine, erbette spinaci.

GEDA 0399 Anthea Cassetta per Fiori 100 x 45 x 40 cm
  • Lunghezza x larghezza x altezza: 100/45/40 cm
  • Colore: terracotta
  • Materiale: plastica
  • Resistente al gelo

Consigli per gli acquisti dell’orto balcone

Ci sono due scuole di pensiero. La prima vuole che qualunque sia la nostra intenzione, il terrazzo deve essere impeccabile, dunque vasi nuovi, tutti uguali, perfetti.

Ogni centro giardinaggio o sezione green dei supermercati dedicati al bricolage o gli acquisti on line, saranno in grado di fornirvi tutto il necessario ad un prezzo tutt’altro che simbolico, soprattutto per i vasi più grandi, ma che potete considerare un investimento per molti anni a venire.

Decisamente la scelta più ragionevole, ma verso la quale non ho mai avuto grandi simpatie. La mia auto produzione, infatti, ha soprattutto una valenza etica che include anche concetti come riciclo e riuso e va’, dunque, in quella direzione.

Fate girare la voce tra gli amici e i parenti e salterà fuori qualcuno che ha il balcone con vasi che non usa più, magari perché li ha comprati tutti grigi “e quelli rossi ci stanno male”, altri li avranno in cantina e saranno lietissimi che gli sgomberiate un po’ di spazio.

Non ho avuto vergogna di recuperare vasi abbandonati lungo il marciapiede in attesa del ritiro per lo smaltimento.

Il risultato sarà un bel meticciato di contenitori a cui potete divertirvi a dare armonia funzionale ed estetica nella disposizione.  Sui balconi il sottovaso è un accessorio indispensabile per evitare di bagnare il pavimento con l’acqua che percola dopo l’annaffiatura.

Abbiamo il balcone, i vasi, siamo pronti per partire! Manca la terra? Il terriccio universale per ortaggi è la scelta più semplice per chi sta iniziando, lo vendono in sacchi di diversa pezzatura. Meglio assicurarsi che sia biologico, cioè composto senza l’aggiunta di concimi di sintesi. Ma quello della terra e del terriccio è un tema che andremo prossimamente ad approfondire.

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  • Terriccio per la coltivazione di ortaggi, frutta ed erbe aromatiche, utilizzabile tutto l'anno anche per piante ornamentali
  • Con una miscela equilibrata di torba e humus vegetale per un nutrimento equilibrato e costante per le prime 2-3 settimane
  • Consentito in agricoltura biologica per ottenere raccolti abbondanti dal sapore delizioso, per ogni modalità d'impiego: semina, messa a dimora, impianto e rinvaso
  • Nell'orto: 1: movimentare la terra; 2: miscelare con un sacco di COMPO BIO; 3: distribuire i semi a 10-15 cm di distanza e ricoprire con un leggero strato di COMPO BIO; 4: compattare e annaffiare
  • Contenuto: 1 Confezione di Terriccio per Orto e Semina COMPO BIO, peso 20 l, art. n. 1150001005

Consapevolezza e valore dell’autoproduzione

Per ora l’importante è avere capito che il pollice verde lo possediamo tutti, che anche se non disponiamo di un giardino possiamo comunque coltivare degli ortaggi creando un piacevole e rilassante orto balcone e che passare delle orette a leggere o parlare con qualche anziano contadino per imparare i segreti dell’orto ci renderà persone più consapevoli che il cambiamento avverrà solo attraverso alla consapevolezza dell’importante valore da ritrovare dell’autoproduzione un tempo tanto caro ai nostri nonni.

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